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La storia della 50 Km di Romagna

“La strada di Biancanigo, a sud di Castel Bolognese, abbandona la verde pianura e risale la Valle del Senio sui pendii delle prime colline popolate di ville, che svettano tra i campi matematicamente coltivati di viti da cui si attingono l’albana, il trebbiano e il sangiovese”.

Locandina della 1 Maratona del Senio, poi diventata 50 Km di RomagnaLocandina della 1° Maratona del Senio, poi diventata 50 Km di Romagna

Era questo l’incipit che Correre sul numero di settembre del 1982 aveva riservato alla 1^ edizione della Grande Maratona del Senio (km 46), la madre della 50 km di Romagna. Sì perché se molti conoscono e altri ricordano le recenti primavere dell’ultramaratona di Castelbolognese, pochi sono al corrente delle origini.

Era il 9 Maggio del 1982 quando fu tenuta a battesimo proprio dalla suddetta testata quella 1^ edizione. Sempre in quell’articolo, a fondo pagina si leggeva: “Oltre duecento maratoneti hanno affrontato la fatica animati da grande entusiasmo e agonismo”. Da qui si evince l’alone epico che già trasudava fin dagli arbori e che di lì a breve sarebbe diventato storia.

Quella première nacque da un’idea dei tre soci fondatori della società storica della zona, l’Avis Castel Bolognese: Borghesi, Simoni e Baldrati. I tre prodi fecero loro un antefatto, la Castel Bolognese-Palazzuolo sul Senio di km 36, trasformandolo nella manifestazione a largo raggio che avrebbero voluto realizzare fin dall’inizio. La visione era quella di valorizzare la vallata del Senio (ultimo affluente di destra del Reno, prima dell’Alto Medio Evo ancora unito al Santerno), creando una gara ad anello con partenza ed arrivo proprio a Castel Bolognese. Il giorno della gara, visto la prossimità del Passatore, si decise di anticiparlo al 25 Aprile, giorno della Liberazione, data che non avrebbe più avuto variazioni fino ad oggi.

Si pensava (a ragion veduta) di offrire un test, sia per tipologia di percorso che per lunghezza dell’anello, a chi il mese successivo si avventurava da Firenze a Faenza. E non sbagliò il trio di Castel Bolognese, che supportato fin dagli albori dal basilare sostegno offerto della Banca di Credito Cooperativo della Romagna, mise in cantiere un gioiello che non smette più di brillare. Nota di colore: le prime quattro edizioni si svolsero in senso contrario rispetto a quello attuale, poi la sicurezza dei podisti impose un cambiamento di rotta, richiesto anche da chi non gradiva l’arrivo delle salite dopo pochi chilometri dal via. Da allora ad oggi non si è più messo mano al percorso, omologandolo ufficialmente in km 50 dal 2006, quando è stato sede del 1° Campionato italiano Fidal Master e Assoluti di 50 km su strada.

Dal 2001, ovvero in coincidenza del ventennale, viene meno la volontà del ceppo storico e si cerca nuova linfa all’interno del gruppo per dare continuità, ma anche freschezza all’evento. E’ così che il passaggio di consegne va dalle mani di Borghesi, Simoni e Baldrati, a Riccardo Giannoni, che proprio all’interno di quel gruppo aveva maturato le prime esperienze a coltivato la passione per la corsa, sia nelle vesti di organizzatore che in quelle di atleta.

In quel lontano 1982 si presentò per primo a Castel Bolognese Loris Viroli (Soc. Viroli Sport) in 3h05’01”, dopo aver condotto tutta la gara in testa appaiato a Roberto Zanini (Endas Mameli Ravenna), staccato nel finale di 7”. Tra le donne s’impose Giuseppina Randi (San Vittore Cesena), precedendo Anna Messina (D.L.F. Bologna). Da allora si sono dati battaglia sulle strade della Valle del Senio i migliori specialisti della distanza, coloro che poi avrebbero fatto la storia anche della 100 km del Passatore. Lo stesso Viroli replicò due anni dopo, migliorando sensibilmente il tempo dell’esordio: 2h57’47”. A interrompere il tris ci pensò quel Vito Melito, caposcuola della 100 km, che nel 1983 vinse con il record del percorso: 2h56’09”(migliorato poi da altri, fino all’attuale stabilito nel dal Campione del Mondo della 100 km Mario Ardemagni con 2h46’26”).

Articolo su Correre, settembre 1982Articolo su Correre, settembre 1982
19831983
19851985
19891989

Le presenze straniere hanno sempre avuto una parte rilevante nella statistica della gara e anche le vittorie non sono mancate: la prima risale al 1993 ad opera del ceco Alexandr Neuwirth (2h56’06”), bissata l’anno seguente dal connazionale Filip Vaclav (2h53’55”). Poi l’egemonia nostrana resiste fino al 2001, con la storica quartina consecutiva (1997/2000) del romagnolo dell’Atletica Faenza 85 Giuseppe Gorini (2h48’29” il suo miglior crono ottenuto nel 1997). Nel 2001 è la volta del magiaro Endre Laczfi (2h52’31”) e due anni dopo sarà un polacco ad iscrivere il suo nome nell’albo d’oro della gara: Tomasz Chawawko (2h51’33”). Ancora Repubblica Ceca nel 2008 con Daniel Oralek (3h02’00) per poi arrivare al turno dell’Africa con atleti kenyoti e marocchini a fare da padroni. [Vedi l'Albo d'oro]

Se da un lato l’aspetto agonistico di questa gara ha assunto rilievo fin dagli arbori, l’alone di misticismo e quell’aurea onirica che riveste le “grandi imprese”, hanno seminato perfino nel campo della letteratura. D’altro canto il percorso è cosparso di gemme preziose, come il Sacrario dedicato ai caduti del Gruppo Combattimento Friuli, che accompagna la visone di chi sale verso Monte Albano. Il Castello di Monte Battaglia sopravvive in alcuni gloriosi ruderi che sovrastano Casola Valsenio, la “piccola” Cassino della Valle del Senio. Poco fuori da quell’abitato s’incrocia il Cardello, eremitaggio di Alfredo Oriani, che conserva le memorie dello scrittore romagnolo. Per non parlare di Riolo Terme che conserva tutt’oggi le fortificazioni fatte costruire da Caterina Sforza. La meraviglia lascia il posto all’ispirazione e Andrea Accorsi, ultramaratoneta con la passione della scrittura, dopo aver partecipato più volte alla competizione ha reso omaggio a quei luoghi ambientandovi parte del suo romanzo “Fino all’ultimo Fiato”, edito da SBC Editore. Dalla voce interiore di Mirko, il protagonista della storia, si risale per quei 50 km chilometri che diventano oltre che un percorso di gara, soprattutto un viaggio dell’anima, attraverso reminescenze alternate a stati d’animo che l’impegno enfatizza. Proprio come accade nella vita quotidiana, dove si cerca silenzio, solitudine e fatica per guardarsi dentro e conoscersi meglio.

19911991
19921992
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Articolo sulla rivista polacca NowosciArticolo sulla rivista polacca Nowosci
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